Articolo pubblicato su www.estense.com del 6/4/2008 . Sabato in biblioteca Ariostea, in una conferenza dal titolo incalzante “non bruciamoci il futuro”, relatori e pubblico si sono domandati se sia meglio incenerire i rifiuti o riciclarli; se sia giusto regalare agli inceneritori i soldi destinati agli impianti eolici e ai pannelli fotovoltaici; a chi vadano attribuite le responsabilità quando, come capita a Ferrara, la gestione dei rifiuti si riduce ad incenerirli e ad ammassarli in discariche. Un dibattito stanco, dalle risposte scontate, forse tardivo rispetto alla consapevolezza diventata patrimonio di molti ferraresi, grazie alle battaglie in difesa della salute e dell’ambiente condotte a Ferrara da Medicina Democratica, WWF, Grilli Estensi e comitati vari. Certo le riflessioni non sono mai inutili, ma è scontato che gli esperti intervenuti, gli organizzatori della conferenza e la platea, siano più che convinti che è meglio riciclare che bruciare; che nel nostro paese esistono esperienze e tecnologie sperimentate per bandire l’incenerimento dei rifiuti dai piani provinciali; che i governi degli ultimi 15 anni, di destra e di sinistra, hanno colpevolmente regalato agli inceneritori risorse destinate alle energie rinnovabili. Per fortuna la signora Carla Poli, imprenditrice del nord est e proprietaria di un centro di riciclo dei rifiuti a Vedelago (Treviso), con la sua oratoria tanto semplice quanto efficace, ha messo il dito sulla piaga, chiarendo la gerarchia delle responsabilità: se in una città non decolla la raccolta porta a porta, finalizzata al recupero ed al riciclo, e si preferisce al contrario bruciare i rifiuti, la colpa è degli amministratori e dei gestori degli impianti! Carla Poli, una pioniera del riciclo dei rifiuti, gira con gli stivali nel suo stabilimento (così mi ha accolto l’ultima volta), ma al tempo stesso sa convincere il governatore della Sardegna Soru a cancellare due inceneritori dal piano regionale rifiuti, e ad affidare la realizzazione di un centro di riciclo, come il suo, ad un consorzio di Comuni e di privati, di cui fa parte. Parole sacrosante le sue. A Ferrara, e nel resto della regione, si è preferito investire in discariche prima e nel potenziamento degli inceneritori dopo, invece che nella raccolta differenziata porta a porta. E ciò è accaduto perché la “linea politica” è stata dettata dalle aziende che gestiscono gli impianti, mentre le amministrazioni, subalterne, si sono limitate ad autorizzarla. Perché la Provincia di Ferrara ha riscritto l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) dell’inceneritore di Cassana, consentendo emissioni al camino superiori a quelle concesse dall’autorizzazione precedente, ed a quelle dello stesso impianto prima del potenziamento? Questo dicono i dati resi pubblici da Medicina Democratica e mai smentiti dalla Provincia: la nuova AIA dunque avrebbe accolto le aspettative di Hera più di quanto abbia perseguito l’interesse collettivo! L’inceneritore triplicato, in base a quei dati, sarebbe stato autorizzato a scaricare in atmosfera quantità di inquinanti più elevate. Con questa inaudita vicenda si è andati oltre la soglia di credibilità di un’intera classe dirigente, anche in una città come Ferrara, governata da professionisti della politica, che in spregio assoluto di requisiti quali competenza, coerenza e lealtà, eccellono nella migrazione da un posto pubblico all’altro, politico o tecnico che sia. Tuttavia la maggiore consapevolezza dei propri diritti, conquistata da ampie fasce dell’elettorato ferrarese, costituisce oggi la novità con la quale la cosiddetta “casta” dovrà fare i conti in futuro, e tale consapevolezza può rappresentare l’unica ed autentica energia propulsiva, necessaria per un profondo cambiamento della politica! Valentino Tavolazzi